Wikileaks…lo sapevamo

 

Sapevamo che i paesi del Golfo spingono per un intervento militare contro il nucleare iraniano. Sapevamo del doppio gioco saudita e pakistano. Sapevamodegli aiuti nordcoreani all’Iran. Sapevamo della corruzione del governo afghano.Sapevamo delle trattative per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo.Sapevamo della relazione speciale Italia-Russia. Non è una novità nemmeno l’unica notizia originale, quella secondo cui anche Barack Obama, come George W. Bush, ha spiato i vertici Onu.

I file di WikiLeaks non sono i Pentagon Papers, le carte riservate del Dipartimento della Difesa che nel 1971, prima sul Times e poi sul Post, raccontarono la storia segreta, commissionata dal Pentagono a uso interno, del coinvolgimento militare in Vietnam e delle bugie di quattro amministrazioni sulle intenzioni strategiche, sulle attività belliche, sull’estensione della guerra alla Cambogia e al Laos.
Nelle carte di WikiLeaks (perlomeno in quelle fin qui note) non solo non ci sono rivelazioni particolari, ma anzi la loro pubblicazione dimostra che nelle società democratiche, grazie alla vecchia e libera stampa, il processo decisionale è trasparente, le notizie si sanno in tempo reale, non c’è quasi mai nulla di inedito.Wikileaks-001.jpg

Le reazioni in Italia e nel mondo
Quanto ai giudizi sui leader mondiali, i dispacci di WikiLeaks contengono segnalazioni e valutazioni non molto diverse da quelle che gli estensori avranno letto sui giornali. Il portavoce di Obama ha posto questi cable ricchi di aggettivi non lusinghieri nel giusto contesto: «I rapporti dal campo inviati a Washington contengono informazioni informali e spesso incomplete. Non esprimono una posizione politica e non sempre formano le decisioni politiche finali». Quelli che abbiamo letto non sono giudizi dell’Amministrazione, ma elementi di informazione e di valutazione inviati a Washington a chi poi è deputato a decidere se tenerne conto o meno nell’elaborazione di una linea politica. Su Sarkozy, Berlusconi, Cameron e gli altri le parole, le azioni e la politica di Obama contano più delle soffiate di WikiLeaks.

Altra cosa è il vulnus all’etichetta diplomatica. Le cancellerie internazionali ora sono in serio imbarazzo e costrette a comunicare con cautela, come se Julian Assange fosse una specie di maresciallo globale in grado di intercettare tutto e tutti.
I documenti di WikiLeaks non giustificano i titoli ansiogeni dei giornali né le dichiarazioni catastrofiche dei politici sulla fine dell’impero americano, sull’11 settembre diplomatico, sulla tempesta che ha colpito il mondo. Il mondo è ancora in piedi e ha problemi ben più seri da affrontare.

Julian Assange gioca a fare il Robin Hood, l’uomo della trasparenza, della giustizia, della pace. Ma a voler essere davvero trasparente, anche per smentire le teorie complottistiche che già circolano online, dovrebbe essere nel suo interesse difendersi dalle accuse di stupro e soprattutto raccontare come sia riuscito a trasformare WikiLeaks in una grande potenza mondiale capace di dettare l’agenda politica e i menabò dei giornali.
Assange non è un paladino dell’informazione. Non gli interessa informare. Gli interessa la violazione del fortino americano. Non gli sta a cuore nemmeno la pace, vuole soltanto imbarazzare la Casa Bianca guidata, peraltro, dal Premio Nobel per la Pace. Ricordarselo.

ARTICOLO INTERO SU http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-30/wikileaks-segreto-scopre-verita-064405.shtml?uuid=AY5DIsnC

 

Wikileaks…lo sapevamoultima modifica: 2010-11-30T18:43:40+00:00da guyfaux
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