Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarie

 

Quello che coinvolge Fastweb e Telecom è già un caso di dimensioni internazionali, ma rischia di avere conseguenze economiche e politiche di primo piano per il Bel Paese, nonostante la svizzera Swisscom sia da tempo il socio di controllo della compagnia della fibra ottica. Le dimensioni inevitabilmente politiche di quanto sta emergendo dalle indagini si possono riportare non solo all’arresto di Nicola di Girolamo, senatore Pdl già accusato di avere utilizzato l’appoggio della famiglia calabrese della ‘Ndrangheta Arena per essere rieletto nei seggi esteri e in particolare dalla città di Strasburgo, ma perché rischia di entrare nell’inchiesta anche il nome di Riccardo Ruggiero, ex presidente di Telecom Italia Sparkle e figlio dell’ex ministro degli esteri del Pdl Renato Ruggiero. A legami con ambienti politici riportano anche le frequentazioni di Gennaro Mokbel, misterioso personaggio che avrebbe collegato Nicola Di Girolamo alla famiglia degli Arena e che avrebbe gestito la complessa rete di cartiere in cui confluivano i fondi neri ingenti creati con il sistema del carosello.fastweb_logo.gif

In pratica un sistema di fatturazioni false avrebbe permesso di evadere imposte per oltre 365 milioni di euro e di creare veri e propri tesoretti esteri non dichiarati. Un mandato di cattura è stato emesso anche nei confronti di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb (ai tempi e.Biscom) che si trovava in Sudamerica, ed è indagato pure Stefano Parisi, altro storico manager di Fastweb e attuale amministratore delegato del gruppo. Arrestato anche Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle.

Il sistema utilizzato per creare credito d’imposta in Italia e fondi neri all’estero attraverso delle “cartiere” era quello del “carosello”, una delle frodi fiscali più diffuse. Soltanto nel primo semestre del 2009 sono stati scoperti e denunciati in Italia giri di fatture false con evasioni d’Iva per 1,5 miliardi di euro. I fondi neri creati tramite catene societarie in Italia e all’estero (fra queste ci sarebbero Acumen, I Globe, Telefox e Broker Management) rimpallavano tra i paradisi fiscali di mezzo mondo e sparivano.

Da dove venivano questi soldi? Da Iva che in realtà spariva all’estero mentre le società accumulavano crediti di imposta immotivati. Le cifre sono appunto enormi e adesso Fastweb e Tim Sparkle rischiano il commissariamento che è già stato chiesto dal pubblico ministero. Le due società controllano migliaia di chilometri di fibra ottica in giro per l’Italia e per il mondo: in gioco ci sono asset di primo piano della telefonia italiana.

Sia Fastweb che Telecom Italia si sono dichiarati parte lesa in questi procedimenti, né è del tutto nuova la notizia di queste indagini su un giro di fatture false: la stessa Swisscom ha ammesso di essere a conoscenza di queste inchieste quando rilevò il gruppo, qualche altra notizia in merito in passato era stata pubblicata. Adesso Swisscom chiede un chiarimento, con lei il mercato. Nuovi appaiono invece i possibili legami di personaggi coinvolti nella gestione dei fondi neri esteri di Telecom Italia Sparkle e Fastweb con la ‘Ndrangheta e nuova sembra anche l’entità degli importi dovuti allo Stato.

In attesa di un chiarimento Fastweb, la seconda compagnia telefonica italiana, cede in Borsa l’1,66 per cento. Telecom Italia e la sua controllata Telecom Italia Media cedono invece l’1,48 e l’1,82% a Piazza Affari. Ancora una volta la telefonia made in Italy è al centro di uno scandalo. I tempi della giustizia italiana lasciano ipotizzare lunghe attese ed esiti incerti e rendono di dubbia efficacia una sospensione dei titoli dalle contrattazioni: l’operatività dei gruppi interessati, d’altra parte, non pare ancora a rischio (specialmente nel caso di Telecom Italia). Detto questo non si può non osservare che il turbine di privatizzazioni e intercettazioni è finito persino in Carosello e che ancora una volta il futuro dei servizi di telefonia in Italia passa per un tribunale.

 

Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarieultima modifica: 2010-02-25T13:24:00+00:00da guyfaux
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Un pensiero su “Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarie

  1. Dal portale Indymedia
    http://piemonte.indymedia.org/article/12533

    Telecom Italia: come realizzare la frode del secolo.

    Consigli utili per preparare una gustosa e prelibata superfrode.

    Non le solite ruberie da ladro di polli o cose frivole alla tangentopoli anni ‘90 (quelle cose scemine che facevano Sergio Cusani o Pacini Battaglia) ma una vera e propria supertruffa da “Guinnness World Record”. Ecco gli ingredienti.

    Anzitutto bisogna stare molto attenti alle dosi. Bisogna intanto disporre di una grossa holding in seno alla quale poter realizzare le complesse operazioni finanziarie. Ecco: Telecom Italia Spa.

    Indispensabile avere anche una subholding che possa fare da parafulmine schermando la società madre in caso di problematiche varie e/o defaillance: toh quì Telecom Italia Sparkle Spa.

    A questo punto per far lievitare bene il tutto dovete dotarvi d’un pizzico di società “cartiere” (sia in Italia che all’estero) per poter emettere quantità industriali di false fatture (ovviamente per operazioni inesistenti generando quindi un fittizio imponente credito IVA) nonché società “cartiere” da sfruttare in seguito per riciclare/reimpiegare gli ingenti proventi illecitamente conseguiti. “Cartiere” di che dimensione? Nel caso di Telecom Italia Sparkle stiamo parlando dell’emissione di fatture false nell’ordine di cifre che vanno dai 250 ai 970 milioni di euro a botta (nell’anno 2006 che son stati più onesti Telecom ha prodotto “solo” – si fa per dire – 194 milioni di euro di false fatture). Se volete fare i perfezionisti aggiungete anche un cicinin di contrattualistica varia ed una spruzzatina di agreements tanto per far apparire lecite tutte le operazioni fittizie (falsi contratti di prestazioni e/o servizi) anche per poter giustificare poi tutti i movimenti finanziari con l’estero.

    Quindi condite il tutto con una manciatina di manager truffaldini che possano dar gusto alla truffa (il migliore di tutti è Stefano Mazzitelli – Amministratore Delegato Telecom Italia Sparkle Spa).

    Ingrediente fondamentale, non dimenticatelo, bisogna avere anche a disposizione istituti di credito nazionali ed internazionali compiacenti (banche di fiducia spregiudicate per intenderci) per poter riciclare gli ingenti proventi finanziari in paradisi fiscali senza il rischio d’alcun tipo di controllo, preferibilmente sempre con entità off-shore situate in nazioni dove sono difficili gli scambi di informazioni per fini di giustizia (paesi opachi senza accordi bilaterali con l’Italia ce ne sono parecchi).

    Dulcis in fundo, per servire un’ottima frode, è assolutamente vitale che abbiano le mani in pasta persone con solide conoscenze dei mercati finanziari internazionali (vedi che alla fin fine gli studi di diritto tributario comparato servono sempre). All’uopo non sarebbe neanche male poter disporre di fiscalisti e/o tributaristi compiacenti operanti in Italia, all’estero ed in tutto il mondo. Se volete spartirvi in modo sereno la torta accertatevi soprattutto che questi siano esperti della normativa fiscale/commerciale di stati esteri, nonché cultori di strumenti giuridici quali le Società Fiduciarie ed i Trust.

    La truffa del secolo è servita.

    I nostri campioni di Telecom Italia hanno seguito alla perfezione le istruzioni e le quantità, però, a dir il vero, anziché far pasticcini hanno fatto i pasticcioni. E la loro ricetta non è piaciuta tanto agli uomini del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, che il 29 marzo 2010 ha dato il via ad una verifica fiscale a tutto campo contro la società Telecom Italia Sparkle – controllata al 100% da Telecom Italia Spa (la quale segue di qualche tempo un’altra indagine condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria).

    Recita il verbale della Guardia di Finanza di Roma (v. doc. pdf allegato):

    “… l’indagine condotta dal predetto Nucleo Speciale ha consentito di acquisire elementi di prova circa l’esistenza di una complessa associazione per delinquere operante a livello transnazionale, responsabile di aver ideato e realizzato un ingegnoso meccanismo di frode finalizzato al perseguimento di plurimi fini illeciti. L’architettura costruita rappresenta una significativa evoluzione del modello classico delle c.d. frodi carosello, rispetto al quale si arricchisce di nuovi innovativi passaggi. Oltre al principale beneficiario che, come detto, è costituito dall’IVA sottratta all’erario si sono aggiunti ulteriori vantaggi per le società coinvolte e per i relativi manager. Il meccanismo ideato ha infatti:

    – generato ricavi, volumi d’affari e margini che hanno sensibilmente migliorato gli indici economici e reddituali di Telecom Italia Sparkle Spa;
    – generato fittizi crediti IVA;
    – consentito il raggiungimento e il superamento dei budget pianificati da parte dei manager coinvolti con connesse ripercussioni in termini di guadagno personale e di carriera/prestigio;

    Il meccanismo di frode ideato e realizzato è imperniato su un circuito finanziario/commerciale chiuso in cui è coinvolto oltre allo Stato frodato almeno un altro estero. La circolarità rappresenta sicuramente uno degli aspetti di maggiore interesse in quanto non solo ha consentito il perseguimento del mancato versamento del tributo e la sua redistribuzione a Telecom Italia Sparkle Spa, ma soprattutto l’amplificazione del sistema sino a raggiungere enormi volumi. Avendo come obiettivo il perseguimento dei citati vantaggi, per dare una parvenza di liceità all’intera operazione commerciale, l’associazione criminale ha:

    – ideato e realizzato operazioni commerciali, il cui oggetto è inesistente in quanto nella sostanza privo di ogni valenza economica ma puramente strumentale al perseguimento degli nilleciti obiettivi; si pensi al segnale di traffico telefonico proveniente dall’estero e instradato verso numerazioni geografiche internazionali, che è stato dimostrato essere legato ad un servizio inesistente (la circolarità finanziaria/commerciale implica l’inesistenza di fruitori del servizio);
    – utilizzato ed emesso fatture per operazioni inesistenti strumentali a consentire l’abuso del meccanismo di applicazione del tributo dell’IVA e necessarie a giustificare i trasferimenti finanziari all’estero;
    – formato contratti di prestazioni di servizio e di finanziamento, anche internazionale, per far apparire lecita l’operazione e per giustificare ingenti movimentazioni finanziarie con l’estero;
    – omesso il versamento dell’imposta relativa alle operazioni simulate da parte di società cartiere e ha determinato la costituzione di un fittizio credito IVA in capo a Telecom Italia Sparkle Spa;
    – riciclato gli ingenti proventi attraverso istituti di credito nazionali ed internazionali e li ha allocati e/o reimpiegati in centri finanziari internazionali (Londra, Dubai, Hong Kong, Svizzera, Panama);
    – impiegato sia associati sia, all’occorrenza, persone compiacenti operanti in Italia, in Europa e nel resto del mondo, alcune delle quali con solide conoscenze dei mercati finanziari internazionali e dei relativi mezzi di pagamento e d ella normativa commerciale e fiscale e di Stati esteri, molti dei quali considerati off-shore dal punto di vista fiscale e/o finanziario;
    – utilizzato società “cartiere” destinate ad essere sfruttate nel circuito descritto o per riciclare/reimpiegare i proventi illeciti, sia estere che nazionali, alcune delle quali dotate di risorse finanziarie, umane e tecniche, comunque tutte con strutture di controllo opache in quanto ubicate in paesi a fiscalità privilegiata o comunque la cui normativa nazionale pone, di diritto o di fatto, vincoli allo scambio di informazioni per fini di giustizia, ovvero schermate da strumenti giuridici quali il mandato fiduciario o il trust. Peraltro le stesse cartiere costituite in Italia sono state o erano destinate, una volta adempiuto alla loro funzione, ad essere trasferite all’estero, rendendo oltremodo difficoltoso reperirne la documentazione contabile”.

    Non tutte le ciambelle possono uscire col buco!

    La mazzata, inevitabilmente, non poteva che riflettersi negativamente sulla società guidata da Franco Bernabè: Telecom Italia Spa (che controlla interamente Telecom Italia Sparkle) che beneficiava della frode iva di Sparkle. Aderendo alla proceduta cd della liquidazione dell’IVA di gruppo la frode carosello ha imbastardito anche i bilanci di Telecom Italia Spa. La nostra cara società di telefonia ha dovuto infatti far buon viso a cattiva sorte promuovendo un’azione di responsabilità contro l’ex AD di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli chiedendo una maxi cifra di risarcimento danni. Oltre 500 milioni di euro (e secondo voi Mazzitelli ha beni aggredibili per tutti quei quattrini?). Telecom Italia ha dovuto versare all’erario – e sull’unghia – 418 milioni di euro (somme già corrisposte al fisco a seguito di 3 avvisi di accertamento) tale importo comprende l’intero ammontare dell’IVA ritenuta indetraibile dall’Erario (298 milioni di euro), le sanzioni in misura ridotta (91 milioni di euro) nonché gli interessi (29 milioni di euro). 820.000 euro sono invece i costi sostenuti da Sparkle per commissioni relative alle fideiussioni presentate da Telecom Italia Sparkle in favore della Procura della Repubblica di Roma e dell’Agenzia delle Entrate, oltre a costi legali sostenuti da Sparkle (4.260.000 di euro) e 2.400.000 di euro quali bonus riconosciuti da Sparkle ai suoi amministratori e dirigenti per gli obiettivi di bilancio illecitamente raggiunti con la frode.

    Domanda ropponiana dell’uomo della strada:

    ma i vertici di Telecom non sapevano niente di tutta sta truffa? Non si sono avveduti proprio di nulla? Che so: Franco Bernabè, Pasquale Pistorio, Paolo Baratta, Gilberto Benetton, Diana Bracco De Silva, Renzo Capra, Domenico De Sole, Gaetano Miccichè, Jean Paul Fitoussi…

    Visto niente niente? Proprio niente? NO?

    Allora cambiate mestiere.

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    Doc. pdf. “Gdf_Verbale_Telecom_Italia_Sparkle”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/gdf_verbale_telecom_italia_sparkle.pdf

    Doc. pdf. “Cda_Telecom_Italia_Sparkle_15_aprile_2003”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/cda_telecom_italia__sparkle_15_aprile_2003.pdf
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    Articoli (più o meno) correlati:

    – “TIM sala bim”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/12012

    – “Telecom/Fastweb: dai cellulari al cellulare”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/7736

    – “Dossier illegali Telecom: Tronchetti Provera sapeva”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/9242

    – “AGILE, OMEGA & EUTELIA: alla frutta la gang specializzata nel far fallire società”
    http://piemonte.indymedia.org/article/9355

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