Forlì, divani cinesi

 

Il termine che tutti hanno usato per definirle è “coraggiose”, ma Elena Ciocca e Manuela Amadori, le due artigiane che hanno scoperchiato, con un esposto due anni fa e con la puntata di Report di domenica scorsa, la grave situazione della concorrenza sleale cinese nel settore del mobile imbottito forlivese non sono alla ricerca di notorietà. Che anzi, le ha danneggiate: “Siamo isolate nel nostro settore”, confermano. Il vuoto intorno, dopo la denuncia.

“Abbiamo letto che i vertici di Confindustria dicono che il fenomeno non è così diffuso e che i controlli vengono fatti, non sappiamo se queste persone vivono a Forlì o dove”, sbottano Elena e Manuela, che riflettono sulle reazioni a caldo di questi giorni. Ospitano RomagnaOggi.it nel piccolo laboratorio tessile di Elena Ciocca di Santa Maria Nuova di Bertinoro. Manuela Amadori, invece, ha la sua attività a Forlimpopoli, entrambe conto-terziste dell’ormai ex distretto del mobile imbottito forlivese. Ciocca ha sei dipendenti, Amadori nove. Piccole realtà, famiglie che rischiano di restare senza stipendio.

 

manuela-amadori-2-250.JPGConfindustria sostiene che non questo problema della concorrenza cinese non esiste.

“Crediamo che gli imprenditori dovrebbero tornare sui loro passi, sta a loro per primi cambiare la situazione. Tutti sanno cosa succede, anche i grossi committenti della distribuzione che acquistano i divani sono al corrente, non si può far finta di non sapere”.

 

Dicono anche che rispetto alla delocalizzazione di imprese in Cina, avere i cinesi qui è il male minore.

“Per noi che cambia? Dov’è il reddito per l’italiano, se devo lasciare a casa le mie dipendenti, tanto vale che portino tutte le produzioni là, almeno non vediamo”.

 

Ce l’avete coi cinesi?

Manuela Amadori: “Io ho tre dipendenti cinesi, tre su nove, il primo è arrivato tre anni fa. I miei cinesi lavorano otto ore al giorno e li pago regolarmente, e loro il lavoro se lo tengono stretto: credo di fare io integrazione”.

 

Le associazioni di categoria, invece, sostengono di non poter fare niente, non sono forze dell’ordine.

Elena Ciocca: “Ah no? Io invece sono stata richiamata dalla mia associazione di categoria perché un anno non rientravo nei parametri di reddito per il numero di dipendenti che ho, e ho dovuto fare una bella giustificazione per spiegare lo scarso fatturato dal punto di vista fiscale. Come fanno a non accorgersene per i cinesi, fanno enormi volumi di affari, con pochi dipendenti part-time…”

 

Sì, ora spesso non fanno lavorare i loro connazionali in nero, ma con finti part-time.

“Glielo hanno insegnato le associazioni di categoria a farlo. E poi, se per questo, gli imprenditori cinesi si fanno anche restituire lo stipendio per il ‘riscatto’ che devono pagare per averli fatti venire via dalla Cina”.

 

Sostenete di essere state isolate nel vostro settore, dopo la vostra denuncia.

“E’ così: non cercavamo notorietà, molto semplicemente abbiamo denunciato un sistema che fanno tutti e siamo state convocate in questura come testimoni”.

 

Insomma, quello che dovrebbe fare ogni cittadino.

“Da parte nostra abbiamo trovato un lavoro eccellente di Di Vizio (il pm titolare delle indagini, ndr), Germanà (il questore, ndr) e Rossi (l’ispettore della squadra mobile che ha seguito l’indagine, ndr). Li ringraziamo di cuore, ci vorrebbero tre persone così in ogni città italiana”.

 

Forse, però, siete semplicemente vittime anche voi della crisi economica, se non c’è lavoro non ce n’è per nessuno.

“Con la scusa della crisi ci sono aziende che hanno messo in cassa integrazione i loro dipendenti e hanno passato il lavoro ai cinesi”.

 

E’ un’accusa grave, fingono di avere una riduzione di lavoro e invece non è vero.

“Basta un normale controllo all’Inps: si vedrà che nel mobile imbottito ci sono moltissimi lavoratori in Eber (la cassa integrazione degli artigiani, ndr), ma nessuno di questi è cinese. Solo gli italiani sono in cassa integrazione”.

 

Secondo voi del settore del mobile imbottito forlivese quanta parte è in mano ai cinesi?

“Hanno circa l’80% del settore, gli italiani stanno tutti chiudendo”

 

Gli inquirenti dicono, col fiato sul collo, i cinesi stanno lasciando Forlì, è vero?

“Sì. Stanno andando a Faenza, in provincia di Ravenna ci sono meno controlli. Altrimenti vanno in Toscana, a Prato”.

 

E se ci sono i controlli, comunque le multe sono di scarsa entità.

“Insomma… per noi una multa da 2.500 euro, per come siamo messe ora, è una cosa che ci mette in difficoltà. Forse non è un problema dei cinesi, che fino ad alcuni anni fa venivano a proporci di rilevare le attività, presentandosi con valigette piene di soldi, dove li trovano loro tutti quei soldi in contante?”.

 

Avete sentito anche il deputato della Lega Nord Gianluca Pini?

“Sì, speriamo che ci appoggi per la segnalazione che intendiamo fare all’Autorità Garante per la Concorrenza”.

 

Nelle reazioni del giorno dopo in molti dicono di essersi mobilitati da anni.

“Siamo pronte a chiedere scusa a chi si è veramente mosso, ma vogliamo le prove che lo hanno fatto. Non ci bastano i tavoli istituzionali, dove ti ascoltano, ma quando si alzano è finita lì: restano tutte chiacchiere”.

 

Avete picchiato anche sui sindacati.

“La colpa dei sindacati è che non ci sono più”.

 

Forlì, divani cinesiultima modifica: 2009-10-21T12:30:51+00:00da guyfaux
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4 pensieri su “Forlì, divani cinesi

  1. Ho letto e visto la trasmissione REPORT , sulla situazione della Imprenditrice Emanuela AMADORI e Elena CIOCCA : commentare non e’ costruttivo . Ma e’ da dire che e’ strana tutta la politica italiana, non ci dimentichiamo che la politica italiana e’ fatta di italiani , e che tra’ questi ci sono molti FURBETTI . Quando gli italiani imprenditori andavano all’estero per commissionare ordini ai chinesi andavatutto bene, ora questi occhi a mandorla hanno imparato bene il mestiere grazie a noi , e ci sono venuti in casa .
    Grazie alle leggi italiane che aiuta lo straniero …..mentre per l’italiano c’e’la CROCE….non voglio dilungarmi , sono trenta anni che lavoro all’estero , e in tutti questi anni dal paese dove vivo e lavoro non ho ottenuto NIENTE :BEATI GLI STRANIERI CHE VENGONO IN ITALIA !!!!

    Poveri Imprenditori italiani …….ma mi viene voglia di aiutare queste due persone , dal loro racconto si vede che sono persone serie e ottime lavoratrici.Si voglio aiutarLe
    Io vivo qui : http://www.itddg.com mi farebbe piacere che scrivessero , avranno delle ottime opportunita’ : eziodelilla@hotmail.com

    GRAZIE

    PS: avrei molto da dire ….anzi moltissimo ….
    GRAZIE

    Auguro a tutti gli Italiani , seri , lavoratori ,e quelli che subiscono ingiustizia : ANDIAMO AVANTI .

  2. buongiorno sono un piccolo imprenditore pratese, sono titolare
    di un panificio in piena zona colonizzata dai cinesi, conosco le
    problematiche espresse dal Amadori e Ciocca.quindici anni fa’
    siamo stati la prima famiglia ad intentare una causa contro un proprietario italiano che aveva affittato l’abitazione adiacente alla nostra ad orde di cittadini cinopopolari che la
    avevano trasformata in un po’ di tutto, anche allora
    le istituzioni era sorde, sia nel controllo dei privati che delle
    attivita’ artigianali e industriali gestite da cinesi, ma qui da noi, nell’immediato dopo guerra gli industriali
    pratesi facewvano i propi comodi con l’avvallo delle amministazioni, quindi e’ una storia che si ripete, l’italiano porta via le
    industrie ed i soldi ed al loro posto arrivano i cinesi, con la
    manodopera incatenata e schiavizzata e le grandi automobili
    che sfrecciano in citta’, troppi hanno preso buste, la mia famiglia
    ha fatto una serie innumerevole di esposti, ma i controlli era
    preannunciati xsempre. dopo quindici anni abbiamo avuto la sentenza
    favorevole che ci ha colmato solo le spese sostenute ed alcuni
    danni .ho sentito la vostra storia al programma INVIATO SPECIALE, sarei lieto se il comune vi invitasse. un abbraccio
    enrico fornaio in Prato

  3. buongiorno sono un piccolo imprenditore pratese, sono titolare
    di un panificio in piena zona colonizzata dai cinesi, conosco le
    problematiche espresse dal Amadori e Ciocca.quindici anni fa’
    siamo stati la prima famiglia ad intentare una causa contro un proprietario italiano che aveva affittato l’abitazione adiacente alla nostra ad orde di cittadini cinopopolari che la
    avevano trasformata in un po’ di tutto, anche allora
    le istituzioni era sorde, sia nel controllo dei privati che delle
    attivita’ artigianali e industriali gestite da cinesi, ma qui da noi, nell’immediato dopo guerra gli industriali
    pratesi facewvano i propi comodi con l’avvallo delle amministazioni, quindi e’ una storia che si ripete, l’italiano porta via le
    industrie ed i soldi ed al loro posto arrivano i cinesi, con la
    manodopera incatenata e schiavizzata e le grandi automobili
    che sfrecciano in citta’, troppi hanno preso buste, la mia famiglia
    ha fatto una serie innumerevole di esposti, ma i controlli era
    preannunciati xsempre. dopo quindici anni abbiamo avuto la sentenza
    favorevole che ci ha colmato solo le spese sostenute ed alcuni
    danni .ho sentito la vostra storia al programma INVIATO SPECIALE, sarei lieto se il comune vi invitasse. un abbraccio
    enrico fornaio in Prato

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