02/12/2010

Raccolta dei rifiuti porta a porta?

La raccolta differenziata porta a porta (talvolta abbreviata in PaP in Italia) è una tecnica di gestione dei rifiuti che prevede il periodico ritiro presso il domicilio dell'utenza del rifiuto urbano prodotto dalla stessa. La raccolta differenziata PaP altrimenti detta raccolta domiciliare consente di raggiungere elevati valori di raccolta differenziata.

Vengono generalmente ritirati i diversi tipi di rifiuti (rifiuto umido organico destinato al compostaggiovetro-alluminiocarta-cartoneplastica, secco non riciclabile) in giorni e contenitori diversi. I rifiuti urbani non differenziati vengono solitamente ritirati con frequenze diverse a seconda della tipologia. Tipicamente le frequenze variano da una volta al mese a due o tre volte a settimana a seconda della frazione di rifiuto raccolta. Contestualmente all'avvio del sistema porta a porta vengono rimossi dalle strade di tutta l'area interessata i cassonetti per i rifiuti indifferenziati.

Questo sistema è considerato il metodo più funzionale per incrementare la percentuale di rifiuti destinati al riciclaggio......

MA SE CHI RACCOGLIE I BIDONI BUTTA TUTTO NELLO STESSO CAMION...LA DIFFERENZIATA CHE FINE FA?

30/11/2010

Wikileaks...lo sapevamo

 

Sapevamo che i paesi del Golfo spingono per un intervento militare contro il nucleare iraniano. Sapevamo del doppio gioco saudita e pakistano. Sapevamodegli aiuti nordcoreani all'Iran. Sapevamo della corruzione del governo afghano.Sapevamo delle trattative per il trasferimento dei detenuti di Guantanamo.Sapevamo della relazione speciale Italia-Russia. Non è una novità nemmeno l'unica notizia originale, quella secondo cui anche Barack Obama, come George W. Bush, ha spiato i vertici Onu.

I file di WikiLeaks non sono i Pentagon Papers, le carte riservate del Dipartimento della Difesa che nel 1971, prima sul Times e poi sul Post, raccontarono la storia segreta, commissionata dal Pentagono a uso interno, del coinvolgimento militare in Vietnam e delle bugie di quattro amministrazioni sulle intenzioni strategiche, sulle attività belliche, sull'estensione della guerra alla Cambogia e al Laos.
Nelle carte di WikiLeaks (perlomeno in quelle fin qui note) non solo non ci sono rivelazioni particolari, ma anzi la loro pubblicazione dimostra che nelle società democratiche, grazie alla vecchia e libera stampa, il processo decisionale è trasparente, le notizie si sanno in tempo reale, non c'è quasi mai nulla di inedito.Wikileaks-001.jpg

Le reazioni in Italia e nel mondo
Quanto ai giudizi sui leader mondiali, i dispacci di WikiLeaks contengono segnalazioni e valutazioni non molto diverse da quelle che gli estensori avranno letto sui giornali. Il portavoce di Obama ha posto questi cable ricchi di aggettivi non lusinghieri nel giusto contesto: «I rapporti dal campo inviati a Washington contengono informazioni informali e spesso incomplete. Non esprimono una posizione politica e non sempre formano le decisioni politiche finali». Quelli che abbiamo letto non sono giudizi dell'Amministrazione, ma elementi di informazione e di valutazione inviati a Washington a chi poi è deputato a decidere se tenerne conto o meno nell'elaborazione di una linea politica. Su Sarkozy, Berlusconi, Cameron e gli altri le parole, le azioni e la politica di Obama contano più delle soffiate di WikiLeaks.

Altra cosa è il vulnus all'etichetta diplomatica. Le cancellerie internazionali ora sono in serio imbarazzo e costrette a comunicare con cautela, come se Julian Assange fosse una specie di maresciallo globale in grado di intercettare tutto e tutti.
I documenti di WikiLeaks non giustificano i titoli ansiogeni dei giornali né le dichiarazioni catastrofiche dei politici sulla fine dell'impero americano, sull'11 settembre diplomatico, sulla tempesta che ha colpito il mondo. Il mondo è ancora in piedi e ha problemi ben più seri da affrontare.

Julian Assange gioca a fare il Robin Hood, l'uomo della trasparenza, della giustizia, della pace. Ma a voler essere davvero trasparente, anche per smentire le teorie complottistiche che già circolano online, dovrebbe essere nel suo interesse difendersi dalle accuse di stupro e soprattutto raccontare come sia riuscito a trasformare WikiLeaks in una grande potenza mondiale capace di dettare l'agenda politica e i menabò dei giornali.
Assange non è un paladino dell'informazione. Non gli interessa informare. Gli interessa la violazione del fortino americano. Non gli sta a cuore nemmeno la pace, vuole soltanto imbarazzare la Casa Bianca guidata, peraltro, dal Premio Nobel per la Pace. Ricordarselo.

ARTICOLO INTERO SU http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-30/wikilea...

 

28/11/2010

La Crisi Irlandese

 

Gli irlandesi pagano gli errori delle banche (Bank of Ireland ha messo all'asta la ricca collezione di artisti irlandesi, scatenando la caccia al pezzo più bello). Degli aiuti dell’Unione Europea una larga fetta andrà proprio alle maggiori banche irlandesi che sono la causa della crisi, l’Irlanda aiuta le banche...l’UE aiuta l’Irlanda! C’è una questione che riguarda le regole che non esistono e dovrebbero limitare la libertà illimitata negli investimenti e una seconda questione che riguarda il debito pubblico del paese che può e deve essere limitato. Per quanto riguarda la crescita irlandese dubbi sono espressi da Standard & Poor's che ha tagliato di due scalini (da A ad AA-) il rating del paese. Vediamo la manovra i punti centrali per la crescita sono: taglio di 24mila posti nel pubblico impiego, tassa di 100 euro sulle proprietà, riduzione del 12% del salario minimo (fra i più alti d'Europa) destinato a calare a 7,65 euro all'ora, aumento di due punti dell'Iva fino al 23%, imposta sui consumi d'acqua, riduzione del 10% dei salari pubblici per i neoassunti. Su tutto l'allargamento della base imponibile con un ricalcolo delle aliquote dell'Irpef, la cancellazione di sgravi per i pensionati e il taglio degli assegni previdenziali più rotondi (oltre i 60mila euro). Il risultato finale sarà la caduta della spesa pubblica al 36% del Pil contro il 49 degli anni più belli.default-ireland-greece.jpg
Salva per ora, ma la vera partita su questo capitolo si deve ancora giocare, l'aliquota del 12,5% sulle imprese, bandiera della riscossa economica irlandese capace come è stata di attrarre investimenti dall'estero. «E continua ad attrarli - commenta John Fitzgerald, responsabile dell'Esri, il più blasonato think tank economico irlandese - infatti si notano già segnali di sviluppo. L'export è tornato a crescere e la produzione industriale pure». oggi il 75% del debito pubblico e il 50% del debito bancario irlandese è infatti in mani estere. Una montagna di 113 miliardi di euro, che in Irlanda equivale a circa il 66% del Pil, è ostaggio dell'umore degli investitori non irlandesi. Se si considera che una buona fetta di questo debito (pari a 44 miliardi di dollari) è assicurata attraverso credit default swap e se si pensa che il 72% del mercato di queste polizze passa attraverso le cinque maggiori banche Usa, il problema diventa ancora più serio: il debito irlandese, in fin dei conti, parrebbe influenzato dalle decisioni di pochi grandi gruppi bancari.

 

27/11/2010

Questa è Forlì..

Questa è Forlì..

 

23/04/2010

Pdl, Berlusconi contro Fini, lite in diretta